Illustri Direttori
e Giornalisti, sono Antonio Bruno, maresciallo dell’Aeronautica militare
italiana, nonché presidente dell’Inter Club “Roberto Scarpini” di Guidonia,
in provincia di Roma.
Vi scrivo in merito alla violenza negli stadi, cui proprio ieri molti
quotidiani italiani, hanno riportato degli articoli dai quali è emerso uno
sconfortante notevole aumento di questo fenomeno. Essa è ormai una piaga
sociale ed un segno di degrado e di inciviltà. Nulla ha a che spartire con
il tifo. E a noi che il tifo viviamo con entusiasmo, è venuta un’idea per
estendere qualcosa che funziona davvero come prevenzione efficace della
violenza. In occasione della partita Lazio-Inter dell’8.12.2002 terminata
3-3, gli ultrà interisti avevano scritto uno striscione che recitava più o
meno così: “L’amicizia al di là di ogni sconfitta”, riferito alla nostra
delusione dello scorso 5 maggio, dove nell’ultima partita di campionato
proprio contro la Lazio perdemmo il sospirato scudetto. Qualche anno fa a
Parigi, in occasione della finale di Coppa Uefa vinta dall’Inter, le due
tifoserie diedero un grande esempio di civiltà e sportività, in Eurovisione.
E’ ormai noto da anni il gemellaggio che esiste tra le due tifoserie e che
previene ogni violenza.
A mio giudizio non è stato dato il giusto risalto ad un tale fenomeno. Se
creassimo dei presupposti affinché tutte le tifoserie potessero gemellarsi,
si potrebbe estendere questo meccanismo a tutti gli stadi, e non solo a
quello Lazio-Inter. L’esistenza di un’eventuale “rete di gemellaggi”
varrebbe molto più di tanti appelli, slogan, manifestazioni e schieramenti
di poliziotti al fine di contrastare e ridurre la violenza.
In questo periodo, documentandomi e consultando anche i siti degli ultrà, ho
notato che il motivo principale che ha portato all’aumento in percentuale
degli scontri con la Polizia, è dovuto al loro odio contro la repressione.
Di conseguenza credo che con un solo inasprimento delle pene, forse
inizialmente risolveremmo il problema, ma in seguito ci ritroveremo di nuovo
al punto di partenza. Sintetizzando io sono del parere che bisogna aprire un
concreto dialogo con tutti coloro che seguono il calcio, anche con
un’eccessiva passione, perché la violenza è un problema dei tifosi e loro
devono risolverlo. L’idea è quella di aprire le porte a tutti, anche a
coloro che sono stati allontanati dagli stadi, con l’intento di recuperarli,
e di renderli parte attiva e positiva del progetto. Solo successivamente
applicare dei severi provvedimenti, impedendo ai delinquenti di andare allo
stadio (ci sono infiniti modi per farlo).
Occorre far nascere un grande movimento al di sopra delle parti, a difesa
del calcio, che si occupi solo ed esclusivamente di violenza, per
indirizzare tutte le forze in un'unica direzione. Esso dovrà essere composto
da un elevato numero quantitativo e qualitativo di persone. Potrebbero farvi
parte: gente comune (rappresentanti, club, ultrà, etc.), giocatori e
dirigenti di società, politici di tutte le correnti, personaggi dello
spettacolo, giornalisti, etc.. Tale movimento s'interesserebbe anche di
sedare piccoli focolai che possano adire involontariamente alla violenza; i
tifosi infatti sono il terminale della violenza, ma le responsabilità sono
di tanti: società, dirigenti, calciatori, giornalisti, trasmissioni
televisive e radiofoniche, stadi inadeguati, imperfetta organizzazione,
controlli inadeguati (striscioni offensivi e motorini che entrano e vengono
scaraventati dagli spalti); occorre promuovere iniziative varie (istituire
campionati nazionali di coreografie, cori, etc.).
Il mio Club si fa promotore di tale iniziativa, anche se ci rendiamo conto
dell’enorme difficoltà a cui si va incontro. Per questo motivo ho chiesto
per un eventuale convegno/manifestazione, il patrocino della Presidenza
della Repubblica e del Consiglio, al fine di coinvolgere figure autorevoli e
rappresentative nel mondo del calcio e non, per avere più larghi consensi e
possibilità di riuscita. Lo slogan sarà: “Tifa la tua squadra, ama il calcio
e vai allo stadio con la famiglia”. Grato per l’attenzione si resta in
attesa di una cortese autorevole considerazione con eventuale riscontro,
richiedendo nel contempo di valutare la possibilità di scrivere un articolo
in merito (potete anche non menzionare la fonte, quello che realmente mi
interessa, è la serenità intorno ad un pallone).
Antonio Bruno
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